La musica come strumento di emancipazione e riscatto
Trasformare la reclusione in ascolto e in versi. È il cuore di “Barre. Rap, sogni e segreti in un carcere minorile”, del rapper e scrittore Francesco “Kento” Carlo. La presentazione del volume si è tenuta a Potenza a coronamento del laboratorio rap “Dalle parole al suono”, svolto lo scorso giugno nell’Istituto Penale per i Minorenni lucano. L'iniziativa, promossa dalla Garante dei diritti delle persone private della libertà personale della Provincia di Potenza, Carmen D’Anzi, punta a rimarcare il ruolo della musica come strumento di emancipazione e crescita civile, capace di promuovere dignità e solidarietà nei contesti di fragilità sociale.
Il percorso didattico ha trasformato l'istituto in un laboratorio di formazione e umanizzazione. Attraverso la guida di Kento e il confronto con professionisti del settore, tra cui registi e tecnici del suono, i giovani hanno acquisito competenze musicali e relazionali per raccontare vissuti spesso segnati dall'assenza di punti di riferimento.
Ricordando l'inizio delle attività nell'istituto lucano, Kento ha sottolineato l'effetto liberatorio della scrittura: “In IPM abbiamo avuto l'ennesima prova di quanto mettere una penna in mano a un ragazzo detenuto possa fare veramente la differenza e aiutarlo a tirare fuori tanto di quello che forse a volte non immagina nemmeno lui di avere. La risposta è stata straordinaria fin dal primo giorno: c'è stata un'esplosione di impegno e creatività. Più diamo a questi ragazzi in termini di spazio, fiducia e ascolto, più loro ci restituiscono”.
Il titolo stesso dell'inedito nasce da uno scambio diretto tra il rapper e un giovane ospite della struttura. “Mentre entravo in istituto, un ragazzo mi ha detto: "Fra, qui a volte gli anni sembrano volare, ma certi pomeriggi non passano mai". Da lì è nata la canzone”, ha spiegato l'artista, definendo il suo lavoro editoriale come un racconto centrato sull'umanità prima che sui percorsi giudiziari. “È un libro che parla di ragazzi, con tanti aneddoti tristi, buffi e incredibili, ma che ci ricorda prima di ogni altra cosa la loro natura di giovani”. L'esito del laboratorio ha ricevuto pieno riscontro da parte delle istituzioni coinvolte.
La Garante Carmen D’Anzi ha rimarcato l'efficacia dei percorsi artistici nell'abbattimento del pregiudizio sociale: “I laboratori di musica rap e di scrittura con esperti esterni garantiscono ottimi risultati pedagogici per abbattere lo stigma, creare un ponte verso l'esterno, infondere fiducia nei ragazzi e fornire loro una seconda chance. Attraverso il brano realizzato, i giovani hanno potuto esprimere le proprie emozioni e il proprio mondo interiore”. All'incontro è intervenuta anche la dott.ssa Anna Gloria Piccininni, Procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Potenza, che ha richiamato l'attenzione sulle specificità della struttura locale nel panorama penitenziario nazionale. “L'istituto di Potenza è una realtà virtuosa che ospita un massimo di 17 unità, dove i ragazzi sono estremamente seguiti. Dobbiamo cercare di entrare il più possibile negli istituti penali minorili per portare speranza e riavvicinare i giovani alla realtà esterna, evitando situazioni di sovraffollamento carcerario che rappresentano uno dei rischi più pericolosi”.
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