Attuare la Costituzione. Oltre gli ostacoli e gli abusi di potere. Questo è il titolo del nuovo libro dell’ex pm Luigi De Magistris, edito a Milano per la PaperFirst (2026); il testo è stato presentato giovedì 28 Maggio presso la Sala Conferenze della Biblioteca Nazionale di Potenza.
Moderato dal giornalista freelence Roberto Spadola, l’autore ha dialogato con Alberto Iannuzzi, già presidente della Corte di appello di Potenza, su questioni riguardanti la giustizia e la democrazia, coerentemente ai temi del testo, che muove una critica ai rappresentanti istituzionali e politici che avrebbero calpestato la Carta costituzionale dal 1948 a oggi, e muove un appello a superare l'indifferenza e a difendere i diritti del popolo.
Nelle parole dell’autore “in tanti si riempiono la bocca della parola Costituzione: dai fascisti che la vogliono cancellare perché è la casa di tutti ma non la loro, che dalla Carta sono banditi, sino ad arrivare ai traditori ossia i rappresentanti del potere politico e istituzionale che dal 1948, anno della sua promulgazione, a oggi, l’hanno calpestata, umiliata, violata. In definitiva, la nostra Costituzione è la più bella del mondo ma è anche la meno attuata. Una piena attuazione dei suoi principi, infatti, comporterebbe un effettivo rafforzamento dei diritti dei cittadini e, di conseguenza, una riduzione del potere discrezionale di chi quei diritti è chiamato a garantire. Il rischio è quello di trasformare i diritti in semplici aspettative, da ottenere attraverso la concessione o la benevolenza di chi esercita il potere. Una dinamica che finirebbe per indebolire il rapporto tra cittadini e istituzioni, alimentando la sensazione di essere più sudditi che cittadini”.
Il riferimento “è soprattutto ai principi contenuti nei primi articoli della Carta. Il diritto al lavoro, l’uguaglianza, la giustizia sociale ed economica, la tutela dell’ambiente, il diritto alla salute, il ripudio della guerra, le pari opportunità e la tutela dei beni comuni. Nel volume si dimostra con i fatti come si mette in pratica la Carta dal basso, anche contro il potere costituito, le norme incostituzionali e la violenza dei potenti. La Costituzione non è un libro, è il battito cardiaco della democrazia ed è per questo che il popolo, che è sovrano, la deve far vivere con la partecipazione e rimuovendo gli ostacoli alla sua attuazione. Bisogna essere coerenti e credibili, la Costituzione è anche un inno contro l’indifferenza”.
Ne consegue che “Il cambiamento non può essere affidato esclusivamente a chi occupa posizioni di vertice. La Costituzione parla infatti a tutti e, soprattutto, ricorda che la sovranità appartiene al popolo. Da qui l’invito a considerare i diritti non come concessioni, ma come conquiste da difendere e rendere effettive.
In questo percorso un ruolo centrale viene attribuito alle nuove generazioni. La fiducia nei giovani non viene presentata come una semplice formula retorica, ma come il risultato di un’esperienza maturata sul campo. L’esperienza amministrativa viene indicata come esempio concreto: il coinvolgimento di ragazze e ragazzi nelle istituzioni avrebbe contribuito a elaborare idee e progetti e a costruire una nuova stagione per la città di Napoli.
I giovani, inoltre, vengono descritti come protagonisti di numerose battaglie civili e sociali: dalla difesa dell’assetto costituzionale alle mobilitazioni sui cambiamenti climatici, dai diritti civili alla questione palestinese. Un impegno che, naturalmente, non riguarda tutti i ragazzi allo stesso modo. Esistono anche indifferenza, disinteresse e scarsa conoscenza della Costituzione.
Il messaggio finale è quindi un invito alla partecipazione e all’indignazione civile. Una ribellione, però, non violenta e non distruttiva: culturale, pacifica e «costituzionalmente orientata». Perché una democrazia vive anche della capacità dei suoi cittadini, soprattutto dei più giovani, di riconoscere le ingiustizie e di non accettarle come inevitabili.






