“Tutti gli uomini del Re”: una nuova ed ampliata edizione dedicata a Bob Marley, idolo indiscusso della musica reggae.
“No woman no cry” è l’inno generazionale con cui è conosciuto Bob Marley, l’indiscusso diffusore di uno stile di vita, prima ancora che musicale, che ha travalicato gli originari confini giamaicani sino ad essere riconosciuto nel 2018 Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall'Unesco.
Al padre innovatore di questo genere ha dedicato un volume intitolato Tutti gli uomini del Re, il giornalista potentino Walter De Stradis, da anni direttore responsabile del diffusissimo settimanale lucano “Controsenso”. Il volume, edito da Arduino Sacco Editore, è stato presentato Mercoledì 15 Maggio, presso il Polo Bibliotecario di Potenza, alla presenza, oltre che dell’autore, del direttore di casa Luigi Catalani e di Filippo Pugliese, Presidente del CTA (Centro Turistico Acli) di Potenza. Si tratta di un volume, che presenta, da parte di De Stradis delle importanti aggiunte, attraverso le quali si è cercato di documentare approfonditamente il ritratto di Marley attraverso interviste appassionate, ironiche e commoventi da parte dei principali artisti e gruppi reggae della scena musicale italiana: un libro, pertanto, che oltre ad inquadrare l’artista giamaicano sotto una veste inedita, presenta una disamina attenta anche sulla scena musicale nostrana. L'idea originaria del progetto editoriale sorse, oltre dieci anni fa, all’indomani di un concerto degli Africa United a Fisciano; evento che De Stradis ebbe modo di seguire, da collaboratore di un’emittente televisiva cittadina, e che fu l’ispirazione per provare a raccontare il simbolismo intellettuale e spirituale di quello che l’autore stesso nel capitolo zero del volume definisce “un’icona pop, che più non si può”. L’autore, che è anche musicista, appassionato di cinema, fumetti, radio e scrittura ha specificato “come oggetto dell’incontro sia l’Etiopia, dato che Bob Marley era un cantante di religione rastafariana, ed è stato sicuramente il profeta del reggae rasta nel mondo. Un credo quello rastafariano che venera come Dio l’imperatore etiope Hailé Salassié, e il cui legame con Marley e la reggae music è pertanto fortissimo. Va detto che molti cantanti reggae e rastafariani non solo hanno una concezione messianica dell’Etiopia, che è considerata l’equivalente della terra promessa israeliana, ma riportano nei loro testi molti passaggi della Bibbia copta o del testo antico meglio noto come Kebra Nagast, ossia i testi sacri della religione rastafariana”.







