Gli Open Data Per il Patrimonio Culturale

Gli open data come strumento-guida per la digitalizzazione del patrimonio culturale italiano 

Giovedì 23 Marzo 2024 il Polo Bibliotecario di Potenza ha ospitato la presentazione di un interessante volume sul fenomeno degli open data dal titolo “Gli open data per il patrimonio culturale. Aspetti teorici ed esperienze in Italia”.

Il libro pubblicato da Edizioni Cnr e disponibile in rete (https://www.cnr.it/sites/default/files/public/media/attivita/editoria/9788880805946_5953_digitale.pdf) è stato scritto in cooperazione da alcuni dipendenti dell’Istituto del Consiglio Nazionale delle Ricerche: lo scienziato e dirigente di ricerca Nicola Masini, la collaboratrice tecnica E.R. ed archeologa Marisa Biscione, e la prima ricercatrice Maria Danese. L’incontro è stata l’occasione per conoscere più da vicino un fenomeno, quello dei dati aperti (open data), strettamente connesso a tematiche di stretta attualità come big data e intelligenza artificiale, e che rientra in un più ampio processo di open governament in cui si ridefinisce la natura e la funzione della pubblica amministrazione in riferimento all’utenza, sia in termini di trasparenza che di partecipazione ai processi decisionali. In ambito culturale, ciò si traduce in un progetto di trasformazione digitale e condivisione del sapere che si fonda sul libero accesso per tutti a dati (si pensi ai libri digitalizzati dalle biblioteche) e metadati ad essi relativi raccolti, conservati, catalogati e resi disponibili dagli istituti e luoghi della cultura italiani, attraverso le nuove tecnologie e strumenti dell’informazione e della comunicazione (ITC). La dott.ssa Danese ha illustrato le ragioni dietro le quali si è palesata l’esigenza di scrivere e pubblicare un testo sugli open data: “è convinzione comune che oggi in rete sia possibile trovare qualsiasi dato inerente i beni del patrimonio culturale del Paese; tuttavia, si ignora la distinzione tra dati strutturati e non strutturati e la possibilità che ci si possa imbattere in dati sul web in dati non corretti né armonizzabili tra loro. Da qui la necessità di capire esattamente cosa siano gli open data e le sue caratteristiche principali: le licenze, i formati, e l’importanza di utilizzare il vocabolario tecnico corretto, utile in primis per chi svolge professioni nel settore del patrimonio culturale. Ad esempio, per le biblioteche potenziali questioni dirimenti, in ottica di tutela e valorizzazione, sarebbero l’approfondimento e la valutazione degli aspetti legati al diritto d’autore dei beni posseduti, ma soprattutto un censimento su tutti i libri che contengono dati sul patrimonio culturale, e trasformarli in open data ai fini della ricerca e della conoscenza”. Il dott. Masini ha invece rimarcato la necessità di rendere finalmente fruibile per tutti, tramite il processo di digitalizzazione, quei testi che oggi non sono facilmente o per nulla accessibili.  Come ricordato dalla dott.ssa Biscione, il testo vuole favorire il processo di sviluppo del patrimonio culturale in Basilicata, attraverso linee guida sulla ricerca e creazione di open data utili, ossia affidabili e strutturati. Tra i temi toccati durante la nostra intervista anche la peculiarità dei dati geografici, e la necessità di implementare in molte regioni italiane, la produzione di dati geografici aperti, a partire dal settore culturale; la presentazione del progetto lucano denominato " Basilicata Heritage Smart Hub"o ancora l’istituzione di un dottorato di studio sulla creazione di una struttura che metta in relazione i dati di tutte le indagini diagnostiche effettuate ai fini del restauro su edifici architettonici... la delicata questione dell’indisponibilità dei dati, che non sempre sono resi accessibili liberamente dai dirigenti degli istituti culturali...

 

 

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Un volume, a cura del CNR sulla visione, strategia, indicazioni metodologiche e tecniche per la trasformazione digitale del Paese, tra aspetti teorici ed esperienze