Si è tenuto Martedì 20 ottobre un incontro dedicato alla figura di Proliano da Balvano, intellettuale lucano recentemente rivalutato dal contributo del prof. Lucio Saggese, autore del volume intitolato "I dati astronomici di Proliano di Balvano in un algoritmo del 1477", in cui sono analizzate e discusse le tavole numeriche che Proliano pubblicò nel trattato Astrologie Compendium, testimonianza significativa delle conoscenze astronomiche e matematiche del XV secolo.
L’iniziativa, promossa con il coinvolgimento dell’associazione Ali di Libellule ha riunito oltre al professor Saggese, lo storico dell’arte ed esperto di miniature Alvaro Spagnesi, il professor Leonardo Lozito e il sindaco di Balvano, Ezio di Carlo
L'interesse di Saggese per Proliano è nato dall’osservazione delle tavole numeriche presenti in una pubblicazione del trattato curata da Giuseppe Giovanni Monaco e tradotta in italiano da don Francesco Masi, originario di Castelgrande.
Proliano, originario di Balvano, operò a Napoli come precettore dei figli di una famiglia legata alla corte del regno. In quel contesto culturale elaborò un compendio che raccoglieva conoscenze di geografia e astronomia, da intendere quest'ultima come studio degli astri e dei loro movimenti secondo le concezioni scientifiche dell'epoca.
Nel Quattrocento, comprendere il cielo significava affrontare questioni essenziali per la vita quotidiana e per l'organizzazione della società. L'osservazione dei cicli solari e lunari era fondamentale per costruire calendari, misurare il tempo e stabilire le date delle festività religiose. Un problema particolarmente complesso era conciliare la durata dell'anno solare con quella dei cicli lunari, due fenomeni che non coincidono perfettamente.
Saggese ha ricordato che "le tavole permettevano di ricavare, in alcuni casi con notevole precisione, informazioni sulla durata del giorno luminoso nei diversi periodi dell'anno, sui cicli lunari e sui sistemi di misurazione del tempo. Un aspetto particolarmente interessante riguarda il calcolo della Pasqua. La definizione della data della principale festività cristiana richiedeva di combinare il calendario solare con quello lunare, attraverso sistemi di calcolo basati sul numero aureo e sulla lettera domenicale. Il calendario giuliano, adottato nell'antichità, presentava infatti un piccolo scarto rispetto alla durata effettiva dell'anno solare. Accumulandosi nel tempo, questa differenza aveva prodotto uno slittamento significativo delle date stagionali, rendendo necessaria una riforma, poi introdotta nel 1582 con il calendario gregoriano.
Saggese ha individuato delle corrispondenze tra i dati contenuti nel trattato con quelle presenti in una cinquantina di messali ecclesiastici, datati dal XIII secolo al periodo della riforma gregoriana. Una tabella con caratteristiche analoghe compare in un messale del 1509, circa trent'anni dopo la pubblicazione del trattato: "Le corrispondenze individuate potrebbero suggerire che Proliano abbia ideato o contribuito significativamente allo sviluppo di quel metodo. Si tratta di un'ipotesi che richiede ulteriori verifiche, ma che conferisce alle sue tavole un interesse storico e scientifico particolare".
Accanto ai contenuti matematici, l'incontro ha approfondito la dimensione artistica del trattato grazie all'intervento di Alvaro Spagnesi, studioso della miniatura medievale e rinascimentale.
Spagnesi ha ricordato che "una versione miniata dell'opera, realizzata a Napoli tra il 1478 e il 1480, è conservata presso la John Rylands Library di Manchester. Il codice rappresenta una testimonianza preziosa dell'incontro tra cultura scientifica e arte libraria nel Rinascimento. La decorazione è attribuita alla bottega di Gioacchino de Gigantibus, copista e miniatore di origine tedesca attivo in diverse città italiane. Le pagine sono arricchite da elaborate cornici dorate, intrecci vegetali detti bianchi girari, iniziali istoriate e figure ornamentali, tra cui pappagalli e altre presenze animali. Le miniature scientifiche raffigurano elementi naturali, corpi celesti e schemi astronomici. Terra, acqua, aria e fuoco, secondo la concezione tradizionale dei quattro elementi, convivono con rappresentazioni del Sole, della Luna e dei pianeti. Alcune immagini privilegiano la precisione descrittiva, altre si distinguono per l'equilibrio compositivo e la raffinatezza decorativa".
Spagnesi ha inoltre inserito il manoscritto in una tradizione più ampia, richiamando codici astronomici della cultura araba e occidentale e mostrando come la trasmissione del sapere sia avvenuta nei secoli attraverso la copiatura, la traduzione e la reinterpretazione dei testi: "Il manoscritto di Proliano testimonia così non soltanto le conoscenze del suo autore, ma anche la circolazione della cultura scientifica e artistica nell'Europa rinascimentale".
Il sindaco di Balvano ha sottolineato l'importanza di restituire visibilità ai personaggi che hanno contribuito alla storia del territorio, tra cui San Bernardino da Balvano, l'arcivescovo Valerio Laspro e studiosi interessati alla botanica e alle scienze naturali. Egli ha inoltre ricordato le difficoltà incontrate nel recuperare documenti e testimonianze del passato, sottolineando la necessità di avviare nuove ricerche per ricostruire la memoria storica della comunità. Tra i progetti annunciati figura la preparazione di un volume dedicato alla storia di Balvano, nel quale troveranno spazio le personalità che hanno dato lustro al paese.
Il professor Leonardo Lozito ha collegato la riscoperta di Proliano al tema dell'archeologia ritrovata: non soltanto reperti materialmente perduti, ma anche testimonianze, siti e conoscenze già esistenti, che non hanno ancora ricevuto la necessaria attenzione pubblica: "In questa prospettiva rientrano anche i siti di interesse archeoastronomico presenti in Basilicata, tra cui quelli di Pietra della Mola e di Canalicchio, nel territorio di Castelgrande, e l'area di Monte Croccia. Luoghi che, secondo Lozito, meritano studi, divulgazione e una valorizzazione adeguata, senza essere raccontati esclusivamente attraverso il confronto con siti più celebri di altre parti d'Europa".
L'iniziativa ha inoltre anticipato il coinvolgimento della Basilicata nella prossima edizione nazionale di Archeologia ritrovata, prevista nel secondo fine settimana di maggio, con l'obiettivo di promuovere la conoscenza del patrimonio locale e rafforzare il legame tra le comunità e la propria storia.






