FRANCESCO BECHIS (IL MESSAGGERO) INTERVISTA IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA, ONOREVOLE CARLO NORDIO

Un dibattito pubblico per far conoscere le ragioni del Si al Referendum Costituzionale del 22 e 23 Marzo 2026, in merito alla riforma della Giustizia Questo l’intento dell’eccezionale presenza mercoledì 4 Marzo dell’attuale Ministro della Giustizia, on. Carlo Nordio, presso la Sala Conferenze del Polo Bibliotecario di Potenza. 

L’incontro, svoltosi alla presenza di numerose autorità civili, politiche e sociali cittadine e regionali è stato organizzato dall’onorevole lucano Salvatore Caiata, in quota Fratelli d’Italia, il quale ha introdotto il dibattito ispirandosi alla massima attribuita a Winston Churchill “To improve is to change, to be perfect is it to change often”, riferendosi ai sistemi democratici, che per migliorare devono essere migliorati, ma che per essere perfetti necessitano di essere riformati spesso, in linea con i cambiamenti necessari affinchè le società si adattino all’evoluzione dei tempi. In un momento in cui la democrazia, che si basa sul confronto, necessita di essere custodita, con particolare attenzione visto quanto accade in giro per il mondo e in maniera seria sui contenuti e pacata nei toni “ricordo che sarà il popolo ad esprimersi e confermare o rifiutare un provvedimento epocale, che aspettavamo da tempo. La riforma della giustizia faceva parte degli impegni messi in agenda dal governo di centro-destra nel momento del suo insediamento. La nostra era e resta una bellissima Costituzione, che non è in alcun modo lesa, neanche in riferimento all’autonomia della magistratura dalla proposta di riforma”. 

Il ministro Nordio si è espresso in maniera ottimistica sull’esito del referendum: “secondo un recente sondaggio il 53% gli italiani sono favorevoli a meccanismi quali sorteggio, separazione delle carriere e istituzione dell’Alta Corte, mentre la restante percentuale si esprimeva manifestando contrarietà o indifferenza alle questioni trattate. La riforma non è un tentativo di rafforzamento di un Governo, di per sé già molto stabile, né si pone contro l’opposizione o una magistratura da asservire al potere esecutivo ma la volontà di attuare quanto proposto 40 anni fa da un grande giurista di sinistra, Giuliano Vassalli, che ha introdotto il processo penale accusatorio sul modello anglosassone, fondato sulla separazione delle carriere".

Incalzato da Francesco Bechis, giornalista del Messaggero, in merito al fronte compatto dei magistrati sulla contrarietà alla riforma, il Guardasigilli Nordio ha rimarcato la necessità di distinguere “tra magistrati che hanno manifestato apertamente il proprio dissenso e magistrati che hanno preferito non esporsi per evitare il rischio di bruciarsi la possibilità di rivestire in futuro ruoli apicali nel Csm, il Consiglio superiore della Magistratura, entrando conflitto con le correnti che al suo interno sono veri e propri centri di potere e di aggregazione, e che determinano le liste delle persone candidate e aspiranti ad un miglioramento della loro carriera professionale. Con ciò ovviamente non intendo dire che chi riveste quei ruoli non sia sufficientemente preparato e adeguato, ma quanti magistrati invece restano esclusi dal poter aspirare a simili ruoli, in quanto sprovvisti di agganci correntizi?”. 

In merito al rischio che la creazione di due distinti Consigli Superiori della Magistratura, uno per i Magistrati, uno per i giudici, possa accentuare la natura corporativa dell’ordinamento vigente, in contraddizione con la volontà del Governo Meloni di scardinare il sistema correntizio, Nordio ha chiarito: “separare le due carriere con due distinti Consigli Superiori, non scompone l’unitarietà della magistratura, in quanto l’Alta Corte disciplinare vale sia per i pubblici ministeri che per i giudici. La riforma dell’art.104 della Costituzione non intacca l’indipendenza e la sovranità della magistratura, e dunque l’autonomia dal potere esecutivo, ma riconosce che, pur essendo unica, esiste una parte requirente ed una giudicante. Il pericolo più proclamato è che i pm possano diventare dei superpoliziotti è relativo, in quanto già oggi essi dirigono le indagini, avvalendosi della polizia giudiziaria, e scevri delle responsabilità che invece gravano sugli ufficiali, come ad esempio i colonnelli dei carabinieri”. 

Il nuovo codice di procedura penale introdotto nel 1989 da Vassalli “ha modificato il rapporto tra polizia giudiziaria e magistratura. Se con il precedente codice gli ufficiali si occupavano sia delle indagini che del rapporto sul quale il pm poi decideva il da farsi, con il nuovo codice le indagini vengono condotte da subito dal pubblico ministero, che dà le direttive una volta che la polizia giudiziaria ha riferito. La domanda, quindi, ha il pm l’esperienza da “superpoliziotto” oppure no? La risposta è no, perché non hanno né la forma mentis né la cultura tecnica per svolgere il ruolo di capo della polizia giudiziaria. È un dato di fatto che non esistono scuole di tecnica delle indagini, scuole di formazione che insegnino le tecniche di interrogatorio, o scuole che insegnino i principi minimi della criminologia. Quindi, molte indagini vengono condotte male per inesperienza tecnica dei pubblici ministeri. L’auspicio è che, qualora dovesse vincere il sì, i pm siano in grado di fare quanto richiesto dal codice Vassalli, abbinando alla preparazione giuridica che ne fa l’avvocato dell’accusa, la capacità tecnica e culturale di fare da “capo” della polizia giudiziaria. Il ruolo del pm non va confuso con quello dell’avvocato, non deve cercare le prove della difesa in sua sostituzione, ma ricercarle se le prove del suo impianto accusatorio reggano o meno.  Non è un caso che circa il 40% dei processi terminano o con l’assoluzione o l’archiviazione, e quindi che tante indagini vengano svolte con costi e tempi anche notevoli, ma concludendosi con un nulla di fatto”.

Sul tema del sorteggio che è la potenziale spallata al sistema correntizio osteggiato dal Governo e la distinzione tra sorteggio secco tra i togati del Csm, e il sorteggio tra i membri laici affidato al Parlamento, e dunque la possibilità per il Governo di poter scegliere, a differenza dei magistrati, da un listino si aprirà un confronto, fermo restando, da un lato che i magistrati saranno scelti tra candidati già valutati e con comprovata e pluriennale esperienza, mentre per quanto riguarda quelli scelti dalla politica va ricordato che la rappresentazione politica presso le massime cariche istituzionali esiste già al Csm, dove una parte è eletta direttamente dal Parlamento e presso la Corte Costituzionale". 

In che modo il sorteggio del sistema togato può abbattere il sistema correntizio? Per Nordio “ogni magistrato è indipendente quando svolge la sua professione, a prescindere da convincimenti e simpatie politiche; smette di esserlo quando diviene agganciato al vincolo correntizio al Csm, che ti lega a coloro che ti hanno chiesto o a cui tu hai dato il voto. Se in elezioni amministrative, politiche o comunali può andar bene il vincolo tra elettore ed eletto, questo vulnera la rappresentazione e la percezione di imparzialità del sistema giudiziario potrebbe venir meno, minando la sua serenità.  Con il sorteggio si supera il meccanismo elettivo, viene meno il vincolo eletto/elettore".

Sul tema dell’Alta Corte Disciplinare ossia il nuovo organismo giurisdizionale previsto dalla Riforma per valutare le responsabilità disciplinari di giudici e pubblici ministeri, l’on. Nordio ha dichiarato che “si è discusso e convenuto che la figura del Presidente della Repubblica è così alta e sacrale, da non ritenere necessario che svolga in modo nominale e non effettivo il ruolo di Presidente dell’organismo, a differenza del quadro attuale che ne fa il Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura”. 

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Al Polo Bibliotecario di Potenza presente il guardasigilli Nordio per illustrare le ragioni del si al Referendum sul provvedimento di riforma della Giustizia da lui avanzato.