Malbianco, pubblicato da Einaudi nel 2025, fa riferimento nel titolo ad una malattia fungina che colpisce le parti verdi della pianta, le ricopre con una patina biancastra e si espande nel significato ai segreti, i “non detti” che nelle famiglie, attraversando l’albero genealogico, possono dar vita a traumi, questioni irrisolte che intossicheranno tutti i componenti di generazione in generazione.
L’autore, durante l’incontro in biblioteca che ha visto la presenza di Giovanna Solimando, Raffaele La Regina e Donato Verrastro, ha parlato dell’importanza delle biblioteche come custodi di testi preziosi e introvabili altrove, delle ricerche storiche e bibliografiche che hanno permesso la narrazione degli eventi nel corso nel libro e di quanto sia importante la conoscenza per costruire un futuro diverso da quello che sembra già scritto.
Desiati ha citato a lungo poeti e scrittori lucani, rimarcando il suo rapporto con i libri e sottolineando di essere un lettore prima di uno scrittore.
La letteratura che non ha il potere salvifico o “edificante”, acquista senso nella relazione, nel mondo che si sviluppa attorno ad essa, scrivere un libro significa entrare a farne parte, condividere armonia o disarmonia.
Scrivere e leggere significa “esserci”, imparare a respirare meglio, sviluppare empatia per stare meglio con le persone.
Il mondo letterario di Mario Desiati si espande in quello reale, lo vive e lo rende palpabile, conferendogli maggiore significato.
In fondo è questo quello che dovrebbero fare i libri, aiutarci anche a vivere meglio, la letteratura infatti non isola semmai crea ponti.











