MIGRANTI E MIGRAZIONI. DALLE RADICI ALLA RITORNANZA
Giovedì 24 Luglio il Polo Bibliotecario di Potenza ha ospitato l’incontro “Migranti e Migrazioni. Dalle radici alla ritornanza”, iniziativa dedicata alla storia dell’emigrazione lucana e ai nuovi percorsi di riscoperta delle proprie origini da parte delle comunità di discendenti emigrati all’estero.
L’iniziativa, promossa da Italia Nostra, dal Centro Studi Internazionali Lucani nel Mondo (C.I.M.) e dall’Associazione Ex Consiglieri Regionali e Parlamentari di Basilicata ha posto al centro il tema della ritornanza, fenomeno che vede figli e nipoti degli emigrati tornare nei luoghi d’origine delle proprie famiglie alla ricerca di identità, memoria e appartenenza: non il semplice ritorno fisico nei paesi d’origine, ma la possibilità di ristabilire un rapporto stabile tra le comunità lucane all’estero e la terra dei propri antenati.
In particolare, è stata approfondita l’esperienza della comunità italo-argentina composta dai discendenti di emigrati provenienti da Grassano e Tricarico.
Ad aprire l’incontro è stato Luigi Scaglione, presidente del C.I.M, che ha sottolineato l’importanza di mantenere vivo il rapporto tra la Basilicata e i suoi emigrati, evitando che le iniziative per le comunità all’estero si riducano a momenti occasionali di nostalgia. Tra i temi affrontati, quello della cittadinanza italiana per i discendenti degli emigrati, diventato particolarmente complesso per molte famiglie, e la necessità di rafforzare le politiche regionali rivolte ai lucani nel mondo.
Michele Radice, presidente dell’Associazione degli ex parlamentari e consiglieri regionali, ha richiamato l’attenzione sulla presenza di circa 600.000 lucani nel mondo, e sulla necessità di rinnovare gli strumenti tramite cui la Regione Basilicata mantiene i rapporti con queste comunità.
Secondo Radice, la normativa regionale sui lucani all’estero necessita di una revisione che restituisca centralità alle relazioni culturali, affettive ed economiche: “non basta conservare il ricordo dell’emigrazione attraverso immagini simboliche come la valigia di cartone, ma bisogna riconoscere che il mondo è cambiato e che le comunità di origine lucana possono rappresentare interlocutori importanti per lo sviluppo della regione. Particolare attenzione dovrebbe essere riservata ai giovani, ascoltandone le esigenze e creando occasioni di collaborazione. In questa prospettiva si inseriscono le iniziative per rafforzare i rapporti con l’Argentina, attraverso possibili gemellaggi tra Potenza e La Plata e tra la Basilicata e la provincia di Buenos Aires. Esperienze che potrebbero favorire scambi culturali, nuove relazioni e opportunità reciproche”.
Il tema della ritornanza si intreccia anche con lo spopolamento dei piccoli centri lucani. Enza Spano, promotrice dell’iniziativa con Italia Nostra, ha evidenziato “il paradosso di una regione che continua a perdere giovani mentre conserva case vuote, memorie familiari e un patrimonio culturale che potrebbe diventare una risorsa. Recuperare gli edifici inutilizzati e renderli disponibili ai discendenti degli emigrati, per soggiorni o piccoli investimenti, rappresenterebbe una possibile strada per riavvicinare le famiglie ai luoghi d’origine”.
Il cuore dell’incontro è stato il racconto della famiglia Pirrone, testimonianza concreta di come l’emigrazione abbia trasformato le vite individuali senza cancellare necessariamente il legame con la terra di partenza.
La storia comincia con Innocenzo e Francesco Pirrone, due fratelli originari di Grassano, partiti giovanissimi alla ricerca di un futuro in Argentina. La loro vicenda è stata ricostruita attraverso il racconto di Enza Spano, che ha ripercorso le relazioni familiari, i matrimoni, le fotografie e i ritorni in Italia: “Innocenzo, dopo essere partito fu raggiunto da Nunziatina, che accettò di sposarlo nonostante le resistenze familiari e l’assenza di una conoscenza approfondita. Lì i due si trovarono ad affrontare insieme una nuova vita, lontani dalle famiglie. Innocenzo lavorò per quasi trent’anni nell’industria calzaturiera, mentre Nunziatina iniziò a cucire abiti per clienti privati, sviluppando progressivamente un’attività più ampia, fino alla produzione di capi per importanti aziende. In seguito, Innocenzo lasciò il proprio impiego per affiancare la moglie nel lavoro. Una storia di sacrificio, iniziativa e collaborazione, nella quale la ricerca di una stabilità economica si è accompagnata alla costruzione di una nuova famiglia”.
Le fotografie mostrate durante l’incontro hanno restituito il percorso di generazioni che, pur vivendo a migliaia di chilometri di distanza, hanno continuato a mantenere contatti e relazioni con i parenti rimasti in Italia. A rendere ancora più significativo il racconto è stata la presenza di Tony Pirrone, discendente di quella prima generazione emigrata, arrivato in Basilicata insieme alla moglie Monica, ai figli e ai nipoti. Quattro generazioni riunite in un viaggio che non è soltanto una visita, ma un’occasione per trasmettere ai più giovani la conoscenza delle proprie origini.
Il messaggio di Tony è stato semplice ma profondo: “conoscere il luogo da cui si proviene aiuta a comprendere chi si è e quale direzione si vuole prendere. I miei genitori, partiti con una formazione scolastica limitata e inizialmente privi di una rete di sostegno, hanno lavorato duramente per garantire un futuro ai figli. Mio padre, dopo esperienze lavorative diverse, è giunto a costruire numerose abitazioni, trasformando l’impegno quotidiano in una concreta opportunità di crescita”.
Il direttore Luigi Catalani ha illustrato le risorse digitali messe a disposizione delle comunità e dei ricercatori, soffermandosi in particolare sulla rivista La Basilicata nel mondo, conservata dalla Biblioteca provinciale di Potenza: “Il patrimonio digitalizzato comprende oltre 100.000 pagine di periodici lucani dell’Ottocento e della prima metà del Novecento, testimonianze preziose della storia sociale, culturale e politica della regione. Attraverso il portale nazionale Internet Culturale è possibile consultare i fascicoli, leggere le pubblicazioni e scaricare documenti di cui sono scaduti i diritti economici”.
Nelle parole dello stesso Catalani “La digitalizzazione è uno strumento di accesso, ma anche una forma di tutela: permette di preservare gli originali, e contemporaneamente amplia enormemente il pubblico dei potenziali lettori. Chi vive in Argentina, in Canada o in qualsiasi altra parte del mondo può così consultare materiali che un tempo erano accessibili soprattutto a chi poteva raggiungere fisicamente la biblioteca. A questa possibilità si aggiunge la ricerca nel testo integrale, che consente di individuare rapidamente nomi, luoghi ed eventi all’interno delle pubblicazioni”.
Il direttore ha inoltre presentato un progetto in fase di realizzazione, sostenuto dal Ministero della Cultura attraverso la Digital Library, che punta a utilizzare l’intelligenza artificiale per rendere i contenuti culturali più accessibili, soprattutto ai giovani, "trasformando materiali complessi in video, podcast, fumetti e contenuti in altre lingue, favorendo modalità di fruizione più coinvolgenti e inclusive”.







