Teresa Motta è stata una bibliotecaria impiegata presso la Biblioteca Provinciale di Potenza durante la prima metà del Novecento.
Durante la sua formazione scolastica frequentò una scuola laica e gratuita che le permise di conseguire un'istruzione secondaria e di diventare maestra, professione femminile più diffusa all'epoca.
Nel 1919 venne assunta come aiuto bibliotecaria presso la Biblioteca Provinciale, scarse sono le notizie relative alla sua vita privata, si sa che era la prima di sette figli, che non si sposò mai e che visse nella casa della Provincia che le fu assegnata insieme alla sorella minore.
Le sorelle Motta erano ben inserite nella società e partecipavano attivamente alla vita della città.
Il libro che ricostruisce le “vicende memorabili” della bibliotecaria Motta è "Teresa Motta : una bibliotecaria e "un anno di vicende memorabili" scritto da Antonella Trombone e edito da CalicEditori.
Il libro, dopo un interessante e importante excursus sul profilo professionale della bibliotecaria e di come questo ruolo sia cambiato nel tempo, si concentra sul carteggio che Teresa Motta ebbe con Francesco Barberi, Soprintendente della Puglia e della Lucania, vincitore dell'ultimo concorso che non chiedeva come requisito di ammissione la tessera del Partito nazionale fascista.
Dalla corrispondenza è emerso il ruolo centrale che Teresa Motta ebbe nella gestione degli incontri clandestini tra intellettuali antifascisti internati nei paesi del potentino e del "traffico di libri" a loro destinati. L'internamento civile era una forma di coercizione leggermente diversa dal confino, adottata dal mese di giugno 1940 come strumento repressivo preventivo nei confronti di chi poteva opporsi al regime e di chi avrebbe potuto rivelarsi nemico dello Stato, che prevedeva l'allontanamento dalla famiglia, la perdita della libertà individuale e il divieto di frequentare luoghi pubblici, la popolazione locale e vietava inoltre l'allontanamento dal perimetro dell'abitato determinato dal podestà.
Da quanto emerge dalla corrispondenza, i due intellettuali internati, Manlio Rossi Doria e Franco Venturi, contravvenendo alle misure previste, con la collaborazione della bibliotecaria Motta riuscirono invece ad incontrarsi in biblioteca e addirittura a prendere libri in prestito.
Dal carteggio messo insieme da Antonella Trombone, una lettera in particolare sottolinea l'accordo tra Motta, Barberi e gli internati: quella risalente al 7 aprile 1943, in cui Motta avvisa Barberi dell'organizzazione da parte del GUF potentino (I GUF erano i gruppi universitari fascisti) dei "Littoriali della cultura" presso la biblioteca chiedendo di rimandare l'incontro clandestino tra lui, Rossi-Doria e Franco Venturi, proteggendo così il Soprintendente e i due internati. Oltre al carteggio, altre testimonianze della ribellione di Teresa Motta alle regole fasciste, traspaiono dai registi della biblioteca: si possono infatti trovare nelle annotazioni che la bibliotecaria riportava, tracce di prestiti e di letture svolte in presenza proprio in biblioteca.
Non si riesce a capire come Teresa Motta riuscì a gestire questa situazione pericolosa e delicata, si sa però che la Biblioteca Provinciale di Potenza era diventata ormai un luogo di incontro e di studio quotidiano di tanti prigionieri, molti dei quali stranieri, controllati dal regime.
Una ricerca storica, archivistica e bibliografica è indispensabile quando si vuole ricostruire il profilo di una persona che appartiene al passato, soprattutto perchè ci permette di entrare in contatto con la sua realtà quotidiana, con il suo lavoro, con i suoi ideali, umanizzando le azioni compiute
dall'uomo o dalla donna del caso e permettendoci di andare oltre una semplice narrazione di eventi in ordine cronologico.
Quando interroghiamo i registri comunali per sapere della vita di Teresa Motta ci rendiamo conto che era una persona attiva, che partecipava alle feste e nello stesso tempo una donna che lottò per dare dignità economica al ruolo lavorativo assegnatole all'interno della biblioteca e che svolgeva con impegno, professionalità e passione.
Lavorare in un luogo destinato alla cultura è una responsabilità: significa infatti "maneggiare" un patrimonio composto da strumenti (libri) pericolosissimi, infatti il regime non esitò a censurane alcuni, ma significa anche avere la responsabilità di accogliere quanti vogliono arricchire la propria esistenza leggendo, studiando e informandosi, in un luogo ritenuto talmente pericoloso per il regime dittatoriale da vietarne l'ingresso ai dissidenti politici.
Se la dittatura è l'esclusione dei diritti umani e la cancellazione del pensiero libero, la cultura rappresenta quindi un grandissimo pericolo.
Con il termine RESISTENZA si fa riferimento alle azioni di lotta, di guerriglia, di sabotaggio e di opposizione che, durante la Seconda guerra mondiale furono condotte nei Paesi occupati dalla Germania nazista e dall’Italia fascista.
La Biblioteca Provinciale di Potenza, in questo senso, fu un vero e proprio luogo di Resistenza per opera della stessa bibliotecaria che non esitò a rischiare in prima persona per permettere ai dissidenti del regime di continuare a frequentare le sale di lettura e soprattutto di continuare a leggere libri. Non è sempre necessario imbracciare un fucile per misurare la propria forza e opporsi ad un sistema che si ritiene sbagliato, ognuno nel suo raggio di azione può contribuire a rendere il mondo un posto migliore, Teresa Motta lo ha fatto disubbidendo alle leggi repressive del fascismo e svolgendo con passione il proprio lavoro; essere bibliotecari significa infatti valorizzare i beni librari, gestirli e catalogarli ma anche aiutare gli utenti nelle ricerche, fornirgli i mezzi per trovare e leggere i libri che cercano e eventualmente consigliarne altri.
Motta si è opposta al regime diffondendo cultura e ribadendo con le sue azioni che deve essere sempre garantita, alla portata di tutti, libera e accessibile.
La cultura in Italia è tutelata dalla Costituzione, l'istruzione e il diritto alla cultura dopo il ventennio fascista sono stati visti come temi di rilievo per l'emancipazione dei cittadini e la ricostruzione di un Paese distrutto dalla dittatura e dalla guerra.
Ognuno di noi può esercitare il “diritto alla cultura”, puo' istruirsi, frequentare Istituti culturali, può liberamente scegliere cosa leggere, e se siamo arrivati a questo è grazie a chi non ha smesso di lottare per opporsi alla dittatura fascista.
Per questo inorridisco di fronte alla deriva della politica italiana degli ultimi anni: come si può essere fascisti alla luce di quello che è stato il fascismo? Come si può essere fedeli ad una politica di repressione e di privazione delle libertà fondamentali per l'individuo?
Credo che alla base del revival fascista degli ultimi tempi ci sia un grosso problema culturale oltre che morale, ed è per questo che una bibliotecaria antifascista come Teresa Motta mi sembra un esempio illuminante per tornare a parlare con una certa serietà di Resistenza antifascista ma anche dei luoghi della Cultura, avamposti del pensiero libero, fari sempre pronti a squarciare il buio del pensiero unico dominante.
Marguerite Yourcenar







