Chi ha paura delle donne. Libertà femminile e questione maschile

Si intitola “Chi ha paura delle donne. Libertà femminile e questione maschile” ed è il nuovo testo della femminista e senatrice originaria di Potenza, Cecilia D’Elia, che ricopre anche il ruolo di Responsabile Politiche per la Parità all’interno del Partito Democratico e ha ricoperto dal 2013 al 2021 il ruolo di Presidente della Cabina di regia regionale per la prevenzione e il contrasto della violenza contro le donne 

Il testo è stato presentato mercoledì 30 Aprile dalla Conferenza regionale delle Donne Democratiche di Basilicata (presso la Sala Conferenze del polo Bibliotecario di Potenza; lo stesso libro è edito dalla casa editrice Donzelli Editore per la collana Saggine (168 pp). 

Il volume si sofferma sulla necessità della questione politica a cui tutte le democrazie sono oggi chiamate: il bisogno di attuare un processo di piena ed effettiva cittadinanza delle donne, liberandone il loro corpo da ogni forma di controllo, nella vita quotidiana come nelle politiche pubbliche, al contrario di quanto avviene nei regimi autoritari. 

Un controllo, quello del corpo femminile, che si evince, ad esempio, nei numerosi casi di femminicidio e nei tentativi di aggressione culturale e politica all'esercizio, da parte delle donne del diritto all’aborto. Controllo, che va inteso, come al tema della libertà femminile si frapponga, in modo ancora dominante una società di stampo patriarcale che insiste sulla «questione maschile», intesa come possesso e resistenza ai tentativi di messa in discussione di vantaggi ad esclusivo appannaggio degli uomini. 
 
La riflessione di Cecilia D’Elia, parte da una disamina della propria esperienza politica di donna nelle istituzioni pubbliche e nei movimenti politici per mettere in luce i limiti del discorso pubblico italiano sul tema delle politiche femminili: ne è un esempio l’insediamento per la prima volta a Palazzo Chigi di una donna (Meloni premier), che, dopo le fascinazioni ideali, è stato declinato in senso individualista, quasi a voler rimarcare l’esclusività di un caso isolato e non collettivo; o si pensi all’elezione di una giovane donna a segretario del Partito democratico, che pur rappresentando un’altra novità assoluta, non si è ancora tradotta nella capacità della sinistra di dare un nome alla questione femminile, e soprattutto di elaborare una politica alternativa 

Nel corso di un’intervista antecedente la presentazione la senatrice D’Elia ha dichiarato “che oggi fenomeni come femminicidi o comunque varie forme di violenza perpetuate nei confronti delle donne testimoniano una profonda avversione al cambiamento sociale che ha cercato negli anni di rafforzare il principio della libertà e dell’autonomia femminile. E rappresentano una questione che necessita di una riflessione e approfondimento squisitamente politico”. 

La stessa legge 194/78, che formalmente riconoscenze l’uguaglianza di genere e il diritto per le donne di interrompere volontariamente il proprio stato di gravidanza “è sempre messa in questione e si fa di tutto per tentare di arginarla. A voler rimarcare come in alcuni paesi, anche quelli teoricamente democratici, si continua ad esercitare un controllo sul corpo delle donne. Una risposta repressiva e sessista a temi delicati, in cui viene messa sul piedistallo una certa idea di maschio, come credo sia ravvisabile nella destra populista di Donald Trump. Il nocciolo della questione è capire che tipo di società vogliamo essere, se inclusiva o respingente, se accettante le diversità tra uomini e donne partendo dal riconoscimento di pari dignità e autonomia nelle donne oppure se basata su concezioni prevaricanti e patriarcali” 

Il tema del femminismo è dunque “una battaglia sociale e politica prioritaria al pari di questioni come i diritti sociali o il problema dei salari. Penso ad esempio al congedo paritario, di paternità”. 

Sessismo e discriminazioni sono del resto trasversali alle forze politiche: “è importante fare rete tra le donne e credo molto nei luoghi autonomi delle donne, anche dentro ai partiti. Ciò serve a dare forza e consapevolezza alle battaglie del movimento femminista, affinché siano per tutte le donne e non per poche”. 

 

Non poteva mancare una riflessione sul tema del femminicidio inteso come reato: “passi importanti in avanti dal punto di vista giuridico sono stati fatti, ma si combatte, e in ciò si riscontra una certa resistenza di alcune forze politiche, affinché venga introdotto il tema della prevenzione e dell’educazione sessuale e affettiva nelle scuole. Una discussione aperta che deriva anche dal racconto del fenomeno da parte dei giornalisti e che pone anche problemi di formazione per gli operatori e le operatrici che nel mondo della scuola operano”.  

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Il nuovo libro della senatrice lucana Cecilia d’Elia sul tema della questione femminile e la necessità politica per le attuali democrazie di conferire piena cittadinanza alle donne