Un amico di nome George Brassens!
Martedì 20 Agosto il Polo Bibliotecario di Potenza ha ospitato l’iniziativa “Beppe Chierici canta Brassens e lo racconta”. Una proposta in cui lo scrittore Beppe Chierici, che vanta nella sua carriera una cospicua produzione discografica e filmografica in qualità di attore (basti pensare al film “Il camorrista” diretto nel 1986 dal noto regista Giuseppe Tornatore) omaggia l’amico e al contempo il poeta, cantautore e compositore francese, impreziosendo con il canto il racconto della figura, a partire dai suoi primi anni di vita.
Anni, quelli dell’infanzia, molto difficili per il Brassens “che ha vissuto alla stregua di un barbone, tra indisponibilità di servizi igienici e rischi di avvelenamento legati al consumo obbligato di cibi avariati. Ma in cui paradossalmente ha composto i suoi più grandi capolavori”. Lo spunto dell’iniziativa nasce anche dalla recente pubblicazione, a cura dell’editore Franco Villani del volume che il Chierici ha dedicato alla produzione musicale del cantautore con origini lucane; 482 pagine in cui vengono tradotte in lingua italiana “tutte le 171 canzoni scritte da Brassens, sebbene in vita ne abbia interpretato solo 145, e quindi vanti anche un repertorio postmortem. A detta dello stesso autore, si tratta della “più bella cosa che gli sia capitata nella vita, ossia il poter raccontare una figura straordinaria di uomo, poeta riuscendo a tradurre tutta la sua opera di cantautore. Brassens ancora oggi rappresenta dal punto di vista culturale e musicale un faro, se si pensa che in Francia ci sono oltre 400 istituti tra scuole elementari, medie, licei ed università, più di 2000 tra giardini e parchi, e oltre 3000 strade a lui intitolate”. Purtroppo, “solo in Italia non è mai stato realmente amato, studiato e compreso, sebbene il suo repertorio sia stato tradotto in 80 paesi del mondo. Nel nostro paese, quando è stato tradotto, lo si è fatto male, arrecando danni enormi alla sua figura; ma del resto ci sono ancora tantissime persone che ancora oggi ignorano che il brano “Il gorilla” non porti la firma di De’ Andre, bensì di Brassens”. Ed è contro questa disinformazione culturale che il Chierici continua a lottare, ritenendo intollerabile che venga toccata e distorta, quella che a detta di un premio Nobel per la letteratura come Gabriel Garcia Màrquez è il più grande poeta del ventesimo secolo”. Gli errori che si continuano a commettere nei confronti di questo raffinato e geniale compositore e cantautore risiederebbero “nell’incapacità di afferrare che il “successo” di Brassens deriva dalla sua innata capacità, di raccontare delle storie con un linguaggio poeticamente accessibile e nel quale chiunque si riconosce e lo avverte come proprio”. Un’altra eccezionalità del Brassens, che ha venduto in vita 50 milioni di 33 giri, è a detta di Chierici “di ritornare al modo di comporre musica e la poesia nel corso dei secoli precedenti, ossia accompagnare la composizione poetica con il canto ed uno strumento musicale, non gli antichi liuti in questo caso, ma la chitarra, rendendo i suoi testi in rima musicati di facile assimilazione per gli ascoltatori”.










