Che cosa significa, per un individuo moderno, avere un destino? E soprattutto: quanto spazio resta alla libertà quando la nostra identità è inevitabilmente legata alla storia, alla società e alle relazioni con gli altri?
Sono le domande al centro del nuovo volume di Riccardo Roni, docente di Storia della filosofia all'Università degli Studi della Basilicata e presidente della sezione potentina della Società Filosofica Italiana; il libro è stato presentato Venerdì 11 Settembre presso il Polo Bibliotecario di Potenza.
Il volume è dedicato al pensiero di Josiah Royce, filosofo americano vissuto tra il 1855 e il 1916, figura di passaggio tra neoidealismo e pragmatismo. Attraverso il suo pensiero, Roni ricostruisce un dialogo tra stria, filosofia e attualità che mette in relazione Royce con Hegel, Nietzsche, Kant e altri protagonisti della filosofia moderna e contemporanea.
L’incontro si è rilevato in un confronto sui grandi temi del presente: la crisi della ragione, il rapporto tra individuo e comunità, la democrazia, la libertà e la possibilità di costruire una società aperta. La tesi dell’autore, nel riflettere sulla relazione tra individuo e comunità, tra necessità e libertà è che “Il contrario del destino non è la libertà. La razionalità dell'individuo, si costituisce nello spazio della relazione con gli altri”
Accanto a Roni sono intervenuti Francesco Panarelli, direttore del Dipartimento per l'Innovazione Umanistica, Scientifica e Sociale dell'Unibas, e i docenti Francesco Bellusci e Giampaolo D'Andrea.
Per Bellusci “Il libro, pur muovendosi nel terreno della storia della filosofia, affronta questioni che riguardano direttamente il presente, risultando pertanto di forte attualità. Uno dei temi decisivi è il concetto di comunità, che nella prospettiva di Royce non è una realtà basata su un’identità immutabile e su una concezione chiusa ed essenzialistica di appartenenza ma uno spazio di comunicazione, interpretazione e confronto, dove gli individui costruiscono il significato della propria esperienza attraverso il rapporto con gli altri. Collegando questa impostazione alle tensioni del presente, segnato da crisi della politica, nazionalismi e difficoltà nel rapporto tra dimensione individuale e collettiva, il libro di Roni, ripropone invece l'idea di una società nella quale la diversità non rappresenti una minaccia, ma una componente essenziale dell'unità.
Un altro nodo centrale è quello della ragione, intesa non solo come capacità di calcolare, dedurre o elaborare informazioni, ma come possibilità di ragionare con l'altro: se le macchine possono ormai svolgere funzioni sempre più sofisticate di calcolo ed elaborazione, la specificità della ragione umana viene ricercata nella capacità di comunicare, confrontarsi, modificare le proprie posizioni e costruire significati condivisi. La ragione, dunque, non è soltanto una facoltà individuale. È anche il presupposto della comunità.
Il confronto con Hegel permette a Roni di sviluppare ulteriormente questo tema attraverso il concetto di riconoscimento reciproco. L'individuo non esiste separatamente dalle relazioni nelle quali è inserito e la libertà non può essere pensata come semplice isolamento. La propria libertà si realizza anche attraverso il riconoscimento della libertà dell'altro.
Giampaolo D'Andrea ha insistito sulla capacità del volume di non considerare la filosofia come un sapere astratto separato dalla realtà: “Le idee producono conseguenze sulla società, sulla politica, sulla scienza e sul diritto. Per questo anche la storia della filosofia deve essere letta come un continuo rapporto tra pensiero e realtà, tra idee e storia.In questa prospettiva, la figura di Royce assume un particolare rilievo perché diventa il punto attraverso cui rileggere una lunga tradizione filosofica. Kant, Hegel, Nietzsche, Schopenhauer, Bergson e il pragmatismo americano vengono inseriti in una rete di influenze, confronti e divergenze. Il risultato è una lettura nella quale il passato non viene considerato concluso, ma diventa uno strumento per comprendere il presente”.
Roni ha affrontato direttamente la questione evocata dal titolo del volume: il destino. La domanda da cui partire, ha spiegato, è apparentemente semplice: «Che cosa significa per un individuo moderno avere un destino?». Il concetto di destino potrebbe sembrare incompatibile con quello di libertà. Se il destino indica ciò che necessariamente accade, come può l'individuo essere libero?".
La risposta proposta dall'autore passa attraverso “una trasformazione del concetto stesso di destino, che lungi dall’essere cancellato è stato progressivamente interiorizzato, storicizzato e socializzato- È interiorizzato perché comprende ciò che l'individuo porta dentro di sé: il proprio passato, la memoria, il corpo, il carattere, le abitudini. È storicizzato perché queste caratteristiche sono il risultato di processi, conflitti, istituzioni e linguaggi. Ed è socializzato perché l'individuo non può comprendere pienamente ciò che è prescindendo dal rapporto con gli altri”.
Da qui una delle affermazioni più significative dell'incontro: “Il contrario del destino non è la libertà». Una libertà intesa come totale assenza di condizioni sarebbe infatti una libertà vuota. Il problema filosofico diventa piuttosto capire come una necessità ricevuta possa essere riconosciuta, interpretata e, eventualmente, trasformata”.
È proprio nell'aggettivo «sociale» che Roni individua il punto decisivo della propria ricerca:” La società non è semplicemente qualcosa che condiziona l'individuo dall'esterno: la razionalità dell'individuo si forma all'interno delle relazioni. Le ragioni che elaboriamo possono essere esposte, discusse, contestate e riconosciute dagli altri. L'io, quindi, non viene prima della comunità in modo assoluto, così come la comunità non può esistere senza gli individui. L'io è nel noi, ma il noi è anche nell'io».
Ne deriva una concezione della responsabilità che procede in entrambe le direzioni. L'individuo è responsabile non soltanto del proprio destino, ma anche, almeno in parte, di quello della comunità alla quale appartiene. E la comunità, allo stesso tempo, è chiamata a riconoscere la propria responsabilità nei confronti dei singoli.
È qui che la storia della filosofia diventa una riflessione sul presente. Hegel, Nietzsche, Kant, Royce e il pragmatismo non vengono semplicemente studiati come capitoli di una storia conclusa, ma utilizzati per interrogare questioni ancora aperte: come conciliare individualità e relazione? Come tenere insieme necessità e libertà?
La risposta non viene presentata come una soluzione definitiva. È piuttosto una direzione di ricerca: una ragione capace di vivere nella relazione, una comunità fondata sul confronto e una libertà che non coincida con l'isolamento, ma con la possibilità di partecipare consapevolmente alla costruzione del proprio destino e di quello comune.






