Correva l’anno 2017 quando Walter De Stradis, noto giornalista lucano e storico direttore del settimanale gratuito Controsenso, pubblicò per la Villani editore il testo “Nella testa di Antonio Infantino. Un viaggio multidimensionale col genio di Tricarico”. A distanza di 8 anni l’autore è tornato sul testo originario, con una edizione ampliata e riveduta, che è stata presentata, presso la Sala Conferenze del Polo bibliotecario di Potenza, Lunedì 24 Novembre.
La nuova edizione si propone non solo come documento, ma come strumento di riscoperta e conoscenza di un artista che, a buon diritto, appartiene al patrimonio culturale della nostra terra e del Paese intero. Essa è nata dall’esigenza di restituire al pubblico un ritratto più completo del “Genio di Tricarico”, – artista, architetto, poeta, performer, musicista e ricercatore – che intrecciando filosofia, spiritualità, tradizione e avanguardia, continua a rappresentare ancora oggi una delle espressioni più alte e originali della cultura lucana del Novecento, capace di superare i confini geografici e disciplinari/culturali/artistici per inserirsi in una dimensione realmente universale.
Nelle parole di De Stradis “Infantino è il lucano che ha cambiato la musica popolare italiana, basti pensare alla taranta salentina oggi diventa un cliché ma che negli anni 70’ nessuno conosceva e che lui suonava alla sua maniera presso il Folk Studio di Roma (ne è testimonianza l’album del 1975 “I tarantolati” pubblicato con la denominazione Antonio “Infantino e il gruppo di Tricarico”; artisti come Bennato, Enzo Avitabile e Teresa De Sio sono tutti artisti venuti dopo e che hanno risentito dell’insegnamento avanguardistico di Infantino nell’accostarsi alla musica popolare tradizionale”.
Nel lavoro di rivisitazione recupero e valorizzazione dell’eredità artistica lasciata da Infantino, l’autore del testo ha aggiunto alcuni decisivi e preziosi contributi: si va dall’intervista a Renato Marengo, storico produttore e testimone diretto del percorso artistico del tricaricese, alla realizzazione del docu-film “The Fabulous Trickster “di Luigi Cinque che restituisce sul piano cinematografico la complessità e la magia della sua figura. Inevitabili, infine una serie di riflessioni “Cose preziose” che fungono da commiato e attestato di riconoscenza verso un’artista irripetibile, a distanza di poco tempo dalla sua morte, avvenuta nel gennaio del 2018.
Un libro legato alla caratura del personaggio documentato, “che a livello nazionale ha goduto di un certo riscontro. Durante una delle presentazioni, ad esempio, mi sono imbattuto nella conoscenza di renato Marengo, giornalista, critico e produttore napoletano, noto per aver coniato l’espressione Napule’s Power, movimento musicale partenopeo che attraverso protagonisti quali Pino Daniele ed Eugenio Bennato, ha saputo mescolare generi internazionali come blues, rock e jazz con sonorità locali e proprie della tradizione partenopea. Lo stesso Marengo è stato produttore del disco brasiliano di Antonio infantino, (“La taranta va in Brasile”, uscito nel 1979 per la casa discografica Polygram)”.
Dunque, dall’incontro “ne è nata un interessante intervista, a cui nel testo si aggiunge quella a Luigi Cinque, con il quale è poi sorta una collaborazione, e che è l’autore del film uscito, per ragioni tecniche, successivamente alla morte di Infantino. Infine, un mio ricordo-testimonianza dell’artista- uomo Infantino, un testo che in verità era già stato editato nel dvd a cura di Luigi Cinque. Rispetto alla precedente versione del libro, è cambiata anche la veste editoriale, più elaborata sia dal punto di vista fisico, che tipografico”.
A proposito del sottotitolo che accompagna il titolo principale, e quindi il riferimento al carattere multimediale del percorso artistico di Infantino, De Stradis ha dichiarato che “Infantino era un personaggio eclettico, versatile: non solo un cantore e musicista, ma anche, scrittore, poeta, filosofo, architetto, pittore. Un’anima multidimensionale, poliedrica e vulcanica, nonchè un pensatore complesso del quale, attraverso un collage di interviste ho cercato di “scattare” una fotografia o ritratto. Non esaustivo certo, ma che rappresenta ad oggi l’unico volume interamente dedicato alla sua figura”.
Tra le forme artistiche che meglio attestano la complessità ed il genio della figura di Infantino “vi è senz’altro la musica. Egli pur essendo da tutti etichettato come artista folk e fonte di ispirazione per numerosi artisti, band e gruppi di musica popolare, ha sempre rifiutato l’etichetta di musicista folk, almeno se coniugato non nell’accezione che ne aveva un Bob Dylan, ma in quella che si ha qua al Sud di musica popolare”.
Antonio “ha inventato un suo genere, che è stato copiato, rubato, o semplicemente stato fonte di ispirazione per big che hanno gravitato o orbitano tutt’ora nel mondo della musica popolare italiana, e anche in questo caso non manca nel mio volume il contributo di interviste ad artisti che testimoniano la loro devozione nei confronti Infantino; uno che non ha mai fatto mistero di essere stato folgorato dal modo di suonare di Infantino è Eugenio Bennato”
Tra i prossimi progetti editoriali del direttore di Controsenso vi è quello di un libro dedicato a personaggi della letteratura divenuti iconici tramite il cinema e a cui sta attualmente lavorando...






