Non interferite. Il sangue dei preti sull’altare delle mafie di Don Marcello Cozzi 

Si è tenuta Mercoledì 15 aprile, presso la sala Conferenze del Polo Bibliotecario di Potenza la presentazione del libro Non interferite – Il sangue dei preti sull’altare delle mafie” di Don Marcello Cozzi (Edizioni San Paolo, Collana Le vele, 368 pagine, 2025. Introduzione a cura di Lirio Abbate).

Un libro che cerca di chiarificare la complessità e contradditorietà del rapporto tra Chiesa e Mafia, evidenziando la consapevolezza che spesso gli uomini di Chiesa abbiano ceduto alla paura, e al quieto vivere, cedendo talvolta al collateralismo e a interessi inconfessabili, sia vera solo in parte; infatti, esistono molti sacerdoti, 14 i profili indagati nel libro, tra personaggi noti e altri sconosciuti, di cui l’autore ricostruisce le vicende, che hanno vissuto con coerenza la propria azione evangelica, al punto da interferire e disturbare equilibri, complicità, crimini e affari della malavita organizzata e della sua mentalità culturale. 

Come ricordato da Don Marcello “è opinione ricorrente che don Peppino Puglisi e don Peppe Diana siano stati gli unici preti ammazzati dalle mafie, ma sono riuscito a ricostruire le storie di 14 sacerdoti, emblema di una Chiesa che si è spesa in prima linea nel contrasto alla criminalità organizzata. Sono storie diverse le une dalle altre, come quella di Don Costantino Stella Don Filippo di Forti, entrambi della provincia di Caltanissetta, perché, tra il 1910 e il 1920 crearono i monti frumentari, ossia le prime casse rurali aventi lo scopo di aiutare i contadini a non cadere nelle grinfie degli usurai.

O ancora la storia di Don Rosario Grasso, che ucciso nel febbraio del 1947, a Vallelunga nella stessa provincia di Caltanissetta, aveva messo a disposizione delle forze dell'Ordine un locale per poter meglio controllare i mafiosi o, quella di Don Cesare Boschin che nel 1995 vide crescere dalla sua canonica una discarica abusiva usata dalla camorra per sversare di tutto. Sono storie però accomunate da alcuni elementi quali l'oblio in cui le loro storie sono cadute, perché per quei territori era quasi una vergogna che fosse stato ammazzato il loro parroco;  la campagna diffamatoria post mortem, legando alcune uccisioni a motivi di denaro, di donne, di giri di pedofilia o di omosessualità; o ancora l'omertà che aleggia intorno alle loro storie. I personaggi descritti non solo caricano di responsabilità chi, come me , ha deciso di ricostruirne le vicende, ma sono un invito a prendere come esempio le loro gesta".

L’opera, quindi, si configura come il racconto del sacrificio dei “preti di strada”: parroci di periferia ed educatori, uccisi per essersi opposti ai clan nei territori più vulnerabili. La mission è quella di mostrare come la fede possa diventare strumento di giustizia e resistenza civile, qualora si abbiano e si resti concretamente fedeli ai propri valori morali e spirituali. 

Per Don Marcello, infatti, “le mafie si contrastano, non tanto con la repressione e le manette, che pure servono, ma con l’azione e il “ruolo” sociale di chi, preti, docenti o comuni civili, comprende l’importanza di scendere in mezzo alla gente e di non voltarsi dall’altra parte. Fare ciò richiede di parlare con franchezza e schiettezza, comprendere che denunciare non significa fare la spia ma avere una coscienza civile ed essere cittadini attivi, che possono buttare le basi per un futuro ed una società migliore. Per questo un ruolo importante è lavorare sul piano culturale e sulla sensibilizzazione dell’informazione, per entrare nelle coscienze delle persone”.

Come ricordava Oscar Romero, vescovo di San Salvador ucciso sull’altare il 24 marzo 1980: «Molti vorrebbero una predicazione spiritualista da lasciare contenti i peccatori, che non dica nulla agli idolatri, a coloro che stanno in ginocchio davanti al denaro e al potere. Ma una predicazione che non denuncia le realtà peccaminose non è vangelo».  Per Don Marcello “l’annuncio del Vangelo è interferire; come dice Giovanni nel suo Vangelo la luce è arrivata nel mondo ma le tenebre non l’hanno accolta, il che significa che il Vangelo è luce che interferisce con le tenebre, luce che mira a rischiarare gli ambienti. Se qualcuno ancora oggi pensa che la Chiesa non debba occuparsi di affari illegali, di politica errata, di povera gente e problemi sociali, credo debba andare a rileggere i vangeli” 

A discutere del libro con l’autore, dopo i saluti del Prefetto di Potenza, Michele Campanaro, erano presenti Mimmo Nardozza, in qualità di moderatore dell’incontro e Camillo Falvo, Procuratore della Repubblica di Potenza, che ha partecipato per la prima volta ad un evento pubblico cittadino, dalla data della sua nomina (febbraio 2026): dopo aver svolto l’incarico di Procuratore della Repubblica di Vibo Valentia, dal 2019, distinguendosi per il contrasto alle cosche locali e aver collaborato con la DDA di Catanzaro, guidata da Nicola Gratteri, è stato chiamato a guidare la Direzione Distrettuale Antimafia della Basilicata. 

Il procuratore Falvo ha dichiarato di provenire “da una realtà molto complessa, quella di Vibo, e arrivo con la volontà di conoscere un territorio, a cui cercherò di portare la mia esperienza nell’antimafia. Oggi sono qui per omaggiare Don Marcello, il quale sa che conosco bene l’attività della Chiesa e i condizionamenti, le pressioni e le intimidazioni da essa subite, come sa che in una circostanza ho anche mandato a giudizio e condannato un sacerdote coinvolto in concorso esterno in associazione mafiosa. E che quindi in molti casi la Chiesa ha avuto anche delle responsabilità, ad esempio nel nascondere latitanti: un atteggiamento ambivalente nei confronti delle organizzazioni mafiose, che oscilla tra gli estremi della contiguità e dell’essere vittime. Vi è poi una zona grigia, di confine, che si dipana in due sottocategorie, connivenza da un lato, timore/quieto vivere dall'altro, che porta a non prendere posizione”. 

Il titolo, “Non interferite”, riprende un monito storico rivolto dagli uomini di Cosa Nostra alla Chiesa, (frase attribuita al collaboratore di giustizia Francesco Mario Mannoia nella sede dell'Fbi nel 1993), un ammonimento affinché non si intromettesse nei loro affari, che diventa oggi simbolo di una sfida morale ancora attuale: il coraggio di denunciare le ingiustizie senza compromessi. Don Marcello ha ricordato che "l'espressione non è usata solo dai mafiosi nei riguardi della Chiesa, ma da alcuni pezzi della Chiesa stessa verso alcuni sacerdoti. Il grido con il quale Papa Woytila, anni dopo, intimava i mafiosi a convertirsi, perché sarebbe per loro giunto il giorno del giudizio di Dio, fece tremare le gambe alla criminalità organizzata, perché era il vertice supremo della Chiesa a sostenere di non poter più fare finta di nulla e continuare a permettere ai mafiosi di fare quello che facevano, rompeva secoli di connivenza culturale e operativa".

Per Don Marcello “un esempio iconico è stato Don Pino Puglisi, ucciso dalle mafie, in quanto credeva nella sua missione di prete, in opposizione al credo mafioso, secondo il quale un prete dovrebbe fare il prete e non immischiarsi in determinate vicende. Ma Don Pino, che rifiutava l’etichetta di prete antimafia, ritenendosi semplicemente un sacerdote che faceva il suo lavoro, aveva a cuore il celebre invito che Papa Leone XIII nell’800 lanciava ai preti, affinché non si limitassero ad operare unicamente all’interno delle loro sacrestie. Un monito, caro anche a Papa Francesco e da lui ripreso, che tanti preti, anche di fine 800’ e di cui parlo nel testo, hanno seguito, cercando di costruire percorsi di legalità, giustizia e cittadinanza attiva, stando al fianco di gente continuamente privata dei propri diritti, senza terre, operai ma anche vittime di usura”. 

Non a caso “da oltre 25 anni gestisco la Fondazione Interesse Uomo, che in parte si ricollega alle vicende dei personaggi descritti in questo nuovo libro. Già nell’800 ci stavano sacerdoti al fianco di vittime d’usura, e scopo della Fondazione non è solo quello di dare sostegno a tali vittime, ma anche di fare informazione e sensibilizzare sul tema, in quanto esistono leggi statali che consentono a chi versa in difficoltà economiche di non doversi rivolgere a strozzini e di bypassare l’impossibilità di accedere a richieste di credito ordinarie”. 

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Rassegna stampa

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Al Polo Bibliotecario di Potenza presentato il nuovo libro di Don Marcello Cozzi: un testo coraggioso, che tra memoria e denuncia, indaga le complesse dinamiche di rapporti tra Chiesa e organizzazioni criminali, quali Cosa Nostra, Camorra e ‘Ndrangheta.