Il 10 dicembre scorso, la cucina italiana é stata proclamata Patrimonio Culturale Immateriale dell’Unesco.
Il cibo diviene così ufficialmente un modello culturale, un sapere ricco di tradizioni, conoscenze, esperienze, da tramandare.
Non potrebbe essere altrimenti, nel nostro Paese il cibo è da sempre portatore di esperienza, simbolo di creatività, di eccellenza e di necessità trasformata in virtù dalla gente povera che con le materie prime offerte dalla propria terra ha creato pietanze ora diventate veri e propri piatti di alta cucina.
Ne sa qualcosa in proposito Pietro Catzola, autore del libro Il Cuoco dei Presidenti edito da Solferino e presentato sabato 14 febbraio nella Sala Conferenze del Polo Bibliotecario grazie al Club del Fornello Delegazione di Potenza, con la partecipazione di Mimmo Sammartino, direttore della Fondazione Leonardo Sinisgalli.
Sardo, originario di Triei, Catzola comincia la sua carriera nella Marina Militare, prestando servizio anche sulla celebre nave scuola Amerigo Vespucci.
Come in Ratatouille, il film d’animazione del 2007 prodotto da Pixar Animation Studios, in cui il sapore di una ratatouille fa riemergere la parte umana del burbero critico gastronomico Anton Ego riportandolo ai tempi dell’infanzia in cui la madre, per consolarlo, era solita preparargli quel piatto, Catzola attraverso le sue ricette è riuscito a far emergere il sapore dei ricordi, del mare, della terra di appartenenza del Presidente di allora, Francesco Cossiga, che lo volle a tutti i costi nella brigata dei cuochi del Quirinale perché, assaggiando i suoi piatti aveva ritrovato la sua Sardegna
Fu così che Catzola abbandonò la sua “esistenza nomade” a bordo delle navi per una più “stabile”, cucinando piatti, elaborando ricette, che sono state il “soft power” degli incontri istiruzionali: da Gorbaciov a Bill Clinton, da Fidel Castro alla Regina Elisabetta, davanti agli occhi di Catzola è passata la storia dell’Italia dal 1989 in poi.
Ma, come ci spiega nel suo libro, i tempi della cucina sono dettati da un protocollo rigidissimo che spesso non combacia con i tempi degli incontri, con i gusti personali, con gli appuntamenti spostati, la cucina diventa quindi anche una prova di adattamento continuo, un saper fronteggiare le emergenze, una condivisione con la brigata che si trasforma in famiglia di precisi spazi, compiti, mansioni, per puntare sempre al miglior finale possibile.
Catzola non lo nasconde e lo dice ai giovani di prepararsi al sacrificio, perché i risultati arriveranno e saranno sempre all’altezza delle aspettative.






