Pensiero libero, tecnologia e società: queste le parole chiave dell’incontro tenutosi presso la Biblioteca Nazionale di Potenza venerdì 4 Settembre, per presentare al pubblico accorso il volume Pensieri in libertà. Da Platone a Georges Sorel (Edizioni Pendragon, 2026) di Ferdinando Bergamaschi, con la partecipazione del filosofo Diego Fusaro, autore della prefazione.
Tra i temi principali discussi durante il dibattito vi sono stati i il riconoscimento del valore del pensiero critico nell’epoca del pensiero unico, il superamento delle categorie politiche tradizionali e il rapporto sempre più complesso tra uomo, capitalismo e tecnologia.
L’espressione “Pensieri in libertà” sta ad indicare un flusso di idee espresse senza censure, e autonome, libere dai condizionamenti culturali, politici ed economici delle mode del momento o del pensiero unico.
Per Bergamaschi il pensiero rappresenta il fondamento di ogni azione umana. Pensare, in questa prospettiva, significa innanzitutto essere liberi e autonomi. “Pensieri in libertà” raccoglie riflessioni di carattere filosofico, storico, politico e culturale, accomunate dal tentativo dell’autore di esprimere una propria visione senza adeguarsi a quello che definisce il “pensiero unico". Proprio il rapporto tra pensiero libero e pensiero dominante ha costituito uno dei principali fili conduttori della serata. Secondo Bergamaschi, la libertà intellettuale richiede la capacità di mettere in discussione le idee ricevute e di interrogarsi sulle categorie attraverso cui interpretiamo la realtà.
Uno dei passaggi centrali del confronto ha riguardato il superamento della tradizionale contrapposizione tra destra e sinistra: nate con la Rivoluzione francese, tali categorie sono divenute progressivamente inadeguate a descrivere e interpretare il presente, a partire almeno dalla fine della Guerra fredda. Inoltre, esse condividerebbero la stessa cornice economica e politica, fondata sul sistema capitalistico.
Anzi, Fusaro ha sottolineato che la consueta contrapposizione tra antifascismo di sinistra e anticomunismo di destra è talvolta strumentale a spostare l'attenzione dalle questioni che caratterizzano realmente il presente: disuguaglianze economiche, precarietà, sfruttamento, rapporto con il mercato e crescente influenza del capitale.
Da qui la proposta di una “rivoluzione copernicana” del pensiero politico: andare oltre le vecchie categorie per interrogarsi direttamente sulle strutture economiche e sociali che determinano la vita contemporanea.
Un ragionamento che si è intrecciato con la riflessione di Bergamaschi sul rapporto tra fascismo e antifascismo. L’autore ha ricordato l’appello rivolto nel 1936 da Palmiro Togliatti ai “fratelli in camicia nera”, evidenziando come, esistessero allora alcuni terreni di un possibile confronto tra mondi ideologicamente contrapposti, in particolare sul tema della giustizia sociale e della tutela del lavoro.
Il tema dell’uguaglianza ha quindi assunto un ruolo centrale. Fusaro ha richiamato la distinzione tra la tradizione di sinistra, storicamente legata all’uguaglianza, e quella di destra, maggiormente orientata alla valorizzazione della differenza. Nel presente, tuttavia, secondo il filosofo, entrambe le categorie avrebbero perso la loro originaria funzione.
L’obiettivo non dovrebbe essere cancellare le differenze, ma impedire che esse si trasformino in rapporti gerarchici. Uguaglianza e differenza, dunque, non sarebbero necessariamente concetti contrapposti: una società realmente egualitaria dovrebbe riconoscere le diversità culturali, linguistiche e individuali senza trasformarle in disuguaglianze di potere.
Un secondo snodo del dibattito ha riguardato un’ampia riflessione sul concetto di “inclusione”, oggi largamente presente nel linguaggio pubblico. I relatori hanno distinto l’uguaglianza dall’obbligo di essere inclusi in un determinato sistema.
Fusaro ha manifestato perplessità verso un uso indiscriminato del termine, sostenendo che l’inclusione può diventare una parola ambigua quando presuppone che tutti debbano necessariamente entrare nello stesso modello. L’uguaglianza, invece, dovrebbe significare prima di tutto riconoscimento della pari dignità degli esseri umani, senza cancellare le differenze. Inoltre, chi stabilisce le categorie attraverso cui gli individui vengono classificati e inclusi?
Uno dei momenti più attuali dell’incontro ha riguardato il rapporto tra pensiero e intelligenza artificiale. La domanda posta al tavolo è stata diretta: in un’epoca nella quale le tecnologie possono produrre testi, immagini, analisi e applicazioni, che utilità conserva il pensiero umano? Il timore è che la crescente delega alle tecnologie possa favorire la progressiva perdita della capacità critica. Il rischio è quello di confondere ciò che una persona ha realmente elaborato con ciò che una macchina ha prodotto per suo conto.
Fusaro ha affrontato la questione da una prospettiva filosofica, richiamando Martin Heidegger ed Emanuele Severino. La tecnica, secondo questa impostazione, non può essere considerata semplicemente uno strumento neutrale: modifica il rapporto dell'uomo con il mondo e con sé stesso.
Il pericolo maggiore deriverebbe dalla progressiva delega delle facoltà umane alle macchine. Se l’uomo smette di esercitare una determinata capacità perché può affidarla alla tecnologia, quella capacità rischia di indebolirsi. La metafora utilizzata è quella del rapporto tra servo e signore: la macchina, creata per servire l’uomo, rischia progressivamente di diventare il soggetto da cui l’uomo stesso dipende.
Nella parte dedicata al pubblico è emersa una delle domande più profonde della serata: quanto siamo realmente liberi di pensare?
Per Fusaro pensare liberamente non significa necessariamente pensare in modo corretto. Si può essere liberi e sbagliare, così come si può arrivare a una conclusione corretta senza averla realmente elaborata in autonomia.
Il pensiero libero è dunque, innanzitutto, pensiero autonomo e disponibile al confronto. Un criterio essenziale consiste nel chiedersi, davanti a ogni convinzione: “Questo lo sto pensando io oppure è una suggestione che ho ricevuto?”.
La libertà intellettuale si misura anche nella capacità di accettare la confutazione. In una società libera, è stato sottolineato, le idee false non dovrebbero essere eliminate attraverso la censura, ma affrontate attraverso il confronto e la discussione.
In conclusione, Fusaro ha delineato la propria idea di un “anticapitalismo ragionevole”, secondo il quale l’opposizione al capitalismo non deve fondarsi unicamente su elementi economici, dato che tende a penetrare nella mentalità e nei comportamenti quotidiani, diffondendo “valori” quali competizione e autovalorizzazione individuale.
Sul piano politico, questa prospettiva dovrebbe tradursi in una rinnovata attenzione alla lotta contro sfruttamento, alienazione e disuguaglianza, insieme a una critica dell’imperialismo e della logica della crescita infinita.
Resta decisiva, quindi, la nozione di responsabilità individuale. Il pensiero libero è scomodo perché impone di non delegare completamente ad altri le proprie decisioni, la propria interpretazione della realtà e il proprio futuro.
Ed è proprio qui che il tema del libro “Pensieri in libertà” si ricongiunge alla sfida dell’intelligenza artificiale: la tecnologia può diventare uno strumento al servizio dell’uomo soltanto se l’uomo conserva la capacità di pensare, scegliere e interrogarsi. Perché, come è emerso nel corso della serata, il vero antidoto al pensiero unico resta la libertà di pensiero.






